La matematica attraverso la danza/Masaryk University
Dal 5 all’8 maggio 2025 si è tenuto
a Brno, presso l’Estudio Andaluz, un laboratorio intensivo di
formazione rivolto a studenti e docenti della Facoltà di Pedagogia
della Masaryk University. Il workshop, organizzato in collaborazione con il dipartimento di matematica della
facoltà, ha proposto un’esplorazione dei concetti matematici
attraverso il corpo, la voce e lo spazio.
Una pratica incarnata del sapere
Il percorso ha preso le mosse da una domanda implicita ma cruciale: che cosa accade quando la matematica non viene trasmessa solo attraverso linguaggio formale, ma vissuta attraverso il movimento? Il laboratorio non si è posto l’intento di tradurre concetti astratti in movimenti simbolici, ma piuttosto di creare condizioni in cui alcune strutture fondamentali del pensiero matematico potessero emergere dall’esperienza corporea, dall’interazione ritmica e dalla relazione tra i corpi nello spazio.
I partecipanti sono stati guidati in esercizi che sollecitavano l’attenzione al peso, alla direzione, al tempo e alla forma. Azioni semplici come camminare, fermarsi, cambiare orientamento, ripetere o trasformare un gesto, sono diventate pratiche di osservazione del numero, della proporzione, della simmetria, della ripetizione.
Tra aritmetica, geometria e struttura
Durante le giornate, i partecipanti hanno annotato osservazioni, realizzato mappe grafiche e disegni, condiviso parole chiave e connessioni. L’ultima giornata si è conclusa con la creazione collettiva di una mappa visiva del percorso: non un “riassunto”, ma un documento visivo dei pensieri emersi.
Questo tipo di lavoro non si propone di sostituire l’insegnamento matematico tradizionale, ma piuttosto di aprirlo a dimensioni sensoriali, dialogiche e percettive che spesso rimangono escluse. È un invito a pensare il corpo come parte integrante dell’apprendimento e non come contenitore passivo o elemento “extra”.

Un contesto universitario aperto alla ricerca educativa

Una pratica incarnata del sapere
Il percorso ha preso le mosse da una domanda implicita ma cruciale: che cosa accade quando la matematica non viene trasmessa solo attraverso linguaggio formale, ma vissuta attraverso il movimento? Il laboratorio non si è posto l’intento di tradurre concetti astratti in movimenti simbolici, ma piuttosto di creare condizioni in cui alcune strutture fondamentali del pensiero matematico potessero emergere dall’esperienza corporea, dall’interazione ritmica e dalla relazione tra i corpi nello spazio.
I partecipanti sono stati guidati in esercizi che sollecitavano l’attenzione al peso, alla direzione, al tempo e alla forma. Azioni semplici come camminare, fermarsi, cambiare orientamento, ripetere o trasformare un gesto, sono diventate pratiche di osservazione del numero, della proporzione, della simmetria, della ripetizione.
Tra aritmetica, geometria e struttura
Durante le giornate, i partecipanti hanno annotato osservazioni, realizzato mappe grafiche e disegni, condiviso parole chiave e connessioni. L’ultima giornata si è conclusa con la creazione collettiva di una mappa visiva del percorso: non un “riassunto”, ma un documento visivo dei pensieri emersi.
Questo tipo di lavoro non si propone di sostituire l’insegnamento matematico tradizionale, ma piuttosto di aprirlo a dimensioni sensoriali, dialogiche e percettive che spesso rimangono escluse. È un invito a pensare il corpo come parte integrante dell’apprendimento e non come contenitore passivo o elemento “extra”.

Un contesto universitario aperto alla ricerca educativa

Le attività proposte si sono
articolate in sequenze che hanno messo in gioco:
- il ritmo e
la durata come strumenti per osservare concetti aritmetici (unità,
moltiplicazione, frazione);
- la dislocazione nello spazio come
forma di esplorazione geometrica (linee, piani, punti di vista,
rotazioni);
- la relazione tra suono, gesto e forma come accesso a
strutture più complesse, anche narrative.
L’uso del corpo è
stato inteso come luogo di composizione, non solo come veicolo di
espressione. Il gesto ha permesso di avvicinarsi all’astrazione non
per rappresentazione, ma per esperienza diretta: lo spazio come
lavagna tridimensionale, il tempo come struttura metrica, il
movimento come relazione.
.
Un' esperienza che lascia tracce
Proporre questa esperienza a studenti e
studentesse in formazione, in un contesto accademico, ha significato
offrire un'occasione concreta di ripensamento del proprio sguardo
sull'insegnamento. Non si trattava di acquisire tecniche
“alternative”, ma di abitare uno spazio di esplorazione dove il
sapere matematico potesse essere sentito, attraversato, discusso —
prima ancora che definito.
Il laboratorio ha così aperto una
possibilità: quella di immaginare una matematica che non rinuncia
alla precisione, ma che si lascia interrogare dalla presenza, dal
corpo, dalla relazione.
L'iniziativa è stata resa possibile
grazie al lavoro organizzativo di Helena Durnová, docente presso il
dipartimento di matematica di MUNI PED, che da anni promuove percorsi
innovativi di didattica e formazione insegnanti.
Pittura estemporanea a partire dal libro "Riga rossa, riga blu" |
From May 5 to 8, 2025, an intensive training workshop was held in Brno at Estudio Andaluz, aimed at students and faculty members of the Faculty of Education at Masaryk University. The workshop, organized in collaboration with the faculty’s Department of Mathematics, proposed an exploration of mathematical concepts through the body, voice, and space.
An embodied practice of knowledge
The program began with an implicit yet crucial question: what happens when mathematics is not conveyed solely through formal language, but experienced through movement? The workshop did not aim to translate abstract concepts into symbolic movements, but rather to create conditions in which some fundamental structures of mathematical thinking could emerge from bodily experience, rhythmic interaction, and the relationships between bodies in space.
Participants were guided through exercises that invited attention to weight, direction, time, and form. Simple actions such as walking, stopping, changing orientation, repeating or transforming a gesture became practices for observing number, proportion, symmetry, and repetition.
Between arithmetic, geometry, and structure
The proposed activities were structured in sequences that engaged:
rhythm and duration as tools for observing arithmetic concepts (unit, multiplication, fraction);
displacement in space as a form of geometric exploration (lines, planes, points of view, rotations);
the relationship between sound, gesture, and form as access to more complex structures, including narrative ones.
The use of the body was understood as a site of composition, not merely as a vehicle of expression. Gesture allowed participants to approach abstraction not through representation, but through direct experience: space as a three-dimensional blackboard, time as a metric structure, movement as relation.
An experience that leaves traces
During the workshop, participants recorded observations, created graphic maps and drawings, and shared keywords and connections. The final day concluded with the collective creation of a visual map of the journey—not a “summary,” but a visual document of the thoughts that had emerged.
This type of work does not aim to replace traditional mathematics teaching, but rather to open it to sensory, dialogic, and perceptual dimensions that are often excluded. It is an invitation to consider the body as an integral part of learning, rather than as a passive container or an “extra” element.

